- European History, Church History, Religious History, Renaissance History, Renaissance Humanism, Reformation History, and 44 moreCounter-Reformation, Catholic Reform, Teaching History, Book History, Cultural History, Political History, Social History, Censorship (History), Heresy and Inquisition, History of libraries, Sacred Art, Art Theory, Early Modern History, Renaissance Studies, Intellectual History of the Baroque Period, Intellectual History of Enlightenment, Cultural History of Naples and Campania, Modern Italian History, History of Science, Women's History, Jewish History, Religious Toleration, History of Religious Freedom, Bibliography, Rare Books and Manuscripts, Research Methodology, High School, Education, ICT in Education, Elearning, Maria Gaetana Agnesi, Arminius, Cesare Baronio, Caesar Baronius / Cesare Baronio, Roberto Bellarmino, Martin Luther, Machiavelli, Thomas Müntzer, Filippo Neri, Lorenzo Scupoli, Religious congregations and monastic orders, Jesuits, Oratorians, and Modern Historyedit
- Stefano Zen (born October 20, 1962) is a cultural historian and historian of early modern Europe. After studying at t... moreStefano Zen (born October 20, 1962) is a cultural historian and historian of early modern Europe. After studying at the University Federico II, Naples (Italy), he earned his PhD in European History (Modern History) in 1992 and is currently Headmaster MIUR in High Schools. His fields of interest range from the Italian Renaissance to intellectual history of Enlightenment, with contributions to political history, cultural history, intellectual history, book history, Church history, censorship, literary studies, and religious life of early modern. He is best known for "Oratori devoti, combattenti spirituali, soldati di Cristo“ (Naples 2012), "Monarchia della verità" (Naples 2002) and in particular for “Baronio storico” (Naples 1994), which highlights his investigation of innovative topics and his use of varying methodologies. In July 2018 he obtained the so called "Abilitazione Scientifica Nazionale" as Associate Professor in Modern History (S.C. 11/A2 - Bando D.D. 1532/2016). Now he is professor of Modern History at the Università Telematica Pegaso of Naples (Italy).
CURRENT POSITION: High School Headmaster (since September 2007) and
professor of Modern History at the Università Telematica Pegaso of Naples
ADDRESS: Istituto Superiore «Enrico De Nicola»
via E.A. Mario, 16 - 80128 Napoli (Italy)
PHONE: +39 0817157952 (direct line); +39 0815607750
FAX: +39 0815607333
MAIL: stefano.zen@unipegaso.it
stefano.zen@fastwebnet.it
stefano.zen@istruzione.it
WEBSITE: http://www.isisdenicola.gov.it/
MEMBERSHIPS: Centro di Studi Sorani «Vincenzo Patriarca»; Associazione italiana per lo studio della santità, dei culti e dell'agiografia (AISSCA); Associazione italiana dei professori di storia della Chiesa (AIPSC); Società italiana di studi sul secolo XVIII (SISSD); International research network on Early Modern Religious Dissents and Radicalism (EMoDiR)
DEGREES
2018-2019 Professor of ‘Modern History’, Online University Pegaso of Naples (Humanistic Sciences Faculty)
19/07/2018 'Abilitazione Scientifica Nazionale' as Associate Professor in Modern History (S.C. 11/A2 - Bando D.D. 1532/2016)
2008-2019 Headmaster, ISIS «Enrico De Nicola», Naples
2007-2008 Headmaster, IPIA «Augusto», Ottaviano (NA)
2001-2007 High School Teacher of ‘History’ and ‘Philosophy’
2001-2003 Adjunct Professor of ‘Modern History’, ‘Teaching of History’ and ‘History Lab’, University of Naples «Federico II»
2000-2001 Professor of ‘Book History’, ‘Research Methodology’ and ‘History of Libraries’, Istituto «Politeia», Naples [S. Antimo], Postgraduate Librarian Course
1999-2000 Professor of ‘Book History’, ‘Bibliography’ and ‘Research Methodology’, Istituto «Politeia», Naples [S. Antimo], Postgraduate Librarian Course
1991-2001 High School Teacher of ‘History’, ‘Italian and Latin Literature’
1992-2000 Teaching Assistant in ‘Renaissance History’ and ‘Modern History’, University of Naples «Federico II»
1988-1992 Graduate Student Research & Teaching Assistant in ‘Renaissance History’, University of Naples «Federico II»
1986-1988 High School Teacher of ‘History’, ‘Italian and Latin Literature’
1986-1988 Teaching Assistant in ‘Renaissance History’, University of Naples «Federico II»
EDUCATION, POSTDOCTORAL FELLOWSHIPS & OTHER
1996-1997 Research Postdoctoral Fellowship, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Naples
1995-1996 Research Postdoctoral Fellowship, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Naples
1994 Invited Speaker at the University of Bielefeld (Germany), Zentrum für Interdisziplinäre Forschung (Bielefeld, 24-28 October 1994)
1992 Ph.D. in European History, University of Naples «Federico II» (Thesis in ‘Modern History’; Dissertation: «Filologia e storia in Baronio»; Supervisor: Romeo De Maio; Coordinator: Mario Del Treppo)
1987-1988 Research Fellowship, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Naples
1986-1987 Master in Integrated Conservation of Cultural Heritage, Istituto Universitario «Suor Orsola Benincasa», Naples
1986 Master's degree in Modern History, University of Naples «Federico II» (Thesis in ‘Renaissance History’; Dissertation: «Committenza e società negli Annales Ecclesiastici del Baronio»; Supervisor: Romeo De Maio; Co-Supervisor: Arturo Fittipaldi; Final mark: 110/110 cum laude [First class honours]; Thesis with the dignity of publication)
WEBSITE: http://www.stmoderna.it/zen-stefano_a1410edit
Nella presentazione del volume collettaneo Società, cultura e vita religiosa in età moderna. Studi in onore di Romeo De Maio, edito nel 2009 per il «suo ottantesimo genetliaco», Luigi Gulia ha fatto osservare che «la bibliografia degli... more
Nella presentazione del volume collettaneo Società, cultura e vita religiosa in età moderna. Studi in onore di Romeo De Maio, edito nel 2009 per il «suo ottantesimo genetliaco», Luigi Gulia ha fatto osservare che «la bibliografia degli scritti di Romeo De Maio palesa la perspicacia del maître à penser che educa a scorgere e perlustrare campi storiografici inesplorati, per i quali appaiono paradigmatici i misteri di Michelangelo e la libertà di pensiero di Vittoria Colonna».
Il suo primo contributo strutturato su basi filologiche risale al 1957 e in esso si delineano subito e con coerenza tre punti fermi del suo orizzonte storiografico: Napoli, la Riforma cattolica, il Cinquecento religioso. Intitolato Gli ultimi giorni del beato Paolo Burali d’Arezzo, esso apparve nella silloge pubblicata in onore di Domenico Mallardo, straordinaria figura di archeologo, agiografo e storico della Chiesa napoletana, che fu il primo vero Maestro di Romeo De Maio, come egli stesso ha voluto di recente sottolineare in un articolo elaborato per il volume monografico di «Campania Sacra» dedicato per l’appunto a monsignor Mallardo.
A partire da quel suo esordio, e nel corso di sei lunghe decadi di densa produzione storiografica, De Maio ha percorso strade del tutto inesplorate o poco note; ha utilizzato e condiviso una quantità immensa di fondi e materiali d’archivio; ha segnalato alla comunità scientifica documenti e manoscritti inediti, rari o peregrini; ha influito profondamente sul rinnovamento della storiografia italiana e del suo lessico, proponendo nuovi modelli interpretativi e sottoponendo a revisione critica concetti e categorie; ha infine inciso sui metodi d’indagine e sulle storiografie di altri paesi, particolarmente di Germania e Spagna.
L’originale percorso storiografico compiuto da Romeo De Maio risulta caratterizzato dai seguenti interessi dominanti, che si susseguono — talvolta sovrapponendosi — secondo fasi cronologicamente successive e non prive di una loro logica interna: 1) storia della Riforma cattolica a Napoli nel Cinquecento (1957-1962); 2) Curia Romana e governo della Chiesa (1962-1969); 3) storia della vita religiosa in età moderna (1969-1972); 4) Riforma, riforme e Controriforma (1972-1986); 5) Rinascimento e sua ‘lunga crisi’ (dal 1986 ad oggi).
Il suo primo contributo strutturato su basi filologiche risale al 1957 e in esso si delineano subito e con coerenza tre punti fermi del suo orizzonte storiografico: Napoli, la Riforma cattolica, il Cinquecento religioso. Intitolato Gli ultimi giorni del beato Paolo Burali d’Arezzo, esso apparve nella silloge pubblicata in onore di Domenico Mallardo, straordinaria figura di archeologo, agiografo e storico della Chiesa napoletana, che fu il primo vero Maestro di Romeo De Maio, come egli stesso ha voluto di recente sottolineare in un articolo elaborato per il volume monografico di «Campania Sacra» dedicato per l’appunto a monsignor Mallardo.
A partire da quel suo esordio, e nel corso di sei lunghe decadi di densa produzione storiografica, De Maio ha percorso strade del tutto inesplorate o poco note; ha utilizzato e condiviso una quantità immensa di fondi e materiali d’archivio; ha segnalato alla comunità scientifica documenti e manoscritti inediti, rari o peregrini; ha influito profondamente sul rinnovamento della storiografia italiana e del suo lessico, proponendo nuovi modelli interpretativi e sottoponendo a revisione critica concetti e categorie; ha infine inciso sui metodi d’indagine e sulle storiografie di altri paesi, particolarmente di Germania e Spagna.
L’originale percorso storiografico compiuto da Romeo De Maio risulta caratterizzato dai seguenti interessi dominanti, che si susseguono — talvolta sovrapponendosi — secondo fasi cronologicamente successive e non prive di una loro logica interna: 1) storia della Riforma cattolica a Napoli nel Cinquecento (1957-1962); 2) Curia Romana e governo della Chiesa (1962-1969); 3) storia della vita religiosa in età moderna (1969-1972); 4) Riforma, riforme e Controriforma (1972-1986); 5) Rinascimento e sua ‘lunga crisi’ (dal 1986 ad oggi).
Research Interests:
La dimensione europea di Cesare Baronio emerge particolarmente nelle dispute filologiche, nelle fatiche agiografiche, nell’amicizia ‘eroica’ con Roberto Bellarmino, nella difesa della potestà pontificia, nella riconciliazione di Enrico IV... more
La dimensione europea di Cesare Baronio emerge particolarmente nelle dispute filologiche, nelle fatiche agiografiche, nell’amicizia ‘eroica’ con Roberto Bellarmino, nella difesa della potestà pontificia, nella riconciliazione di Enrico IV di Navarra con la Chiesa, nei conflitti giurisdizionali con la Spagna, nella controversia con Venezia. Attraverso i diversificati linguaggi dei suoi carteggi, non soltanto quelli ufficiali o legati strettamente alla professione di storico e alla milizia curiale, ma anche le raccolte epistolari essenzialmente ‘familiari’ e domestiche, si rilevano i miti della Controriforma: agiografia, culto delle reliquie, didattica figurativa, concetto eroico del documento, cronotassi pontificia, civilizzazione monastica, giurisdizione curiale, temporalismo papale.
Baronio fu al centro di relazioni erudite di respiro europeo, essenzialmente fondate sulla condivisione del sapere, sul conforto filologico, sullo scambio di esperienze e ipotesi di lavoro, sul confronto aperto e sereno intorno ai più disparati argomenti storici, artistici, politici, religiosi e scientifici. La trama assai fitta di rapporti che l’Oratoriano aveva stretto con i suoi dotti corrispondenti, caratterizzati dal meccanismo umanistico dello scambio e della compensazione, spiega l’ingente quantità di testi e documenti – manoscritti e a stampa – giunti con continuità sul suo scrittoio da ogni parte d’Europa e fornisce un contributo fondamentale per lo studio di quel complesso sistema di circolazione della cultura che fu in età moderna la Respublica literaria.
Baronio seppe preservare tali relazioni dal contagio della polemica confessionale, tant’è che il suo nome veniva citato con rispetto sia negli ambienti riformati sia in quelli più prossimi al libertinismo erudito. Per fare solo un esempio, gli scambi epistolari con il celebre bibliofilo Gian Vincenzo Pinelli – di cui Gabriel Naudé apprezzava particolarmente la passione «insaziabile» e senza preclusioni per libri e manoscritti, il che rientrava nei tratti tipici del libertinage érudit – dimostrano che la voce autorevole del cardinale filippino giungeva a Nicolas-Claude Fabri de Peiresc, a Pierre Gassendi e allo stesso Naudé. D’altra parte, Baronio appariva anche a Pinelli come la colonna intellettuale della Chiesa in campo storico.
Baronio fu al centro di relazioni erudite di respiro europeo, essenzialmente fondate sulla condivisione del sapere, sul conforto filologico, sullo scambio di esperienze e ipotesi di lavoro, sul confronto aperto e sereno intorno ai più disparati argomenti storici, artistici, politici, religiosi e scientifici. La trama assai fitta di rapporti che l’Oratoriano aveva stretto con i suoi dotti corrispondenti, caratterizzati dal meccanismo umanistico dello scambio e della compensazione, spiega l’ingente quantità di testi e documenti – manoscritti e a stampa – giunti con continuità sul suo scrittoio da ogni parte d’Europa e fornisce un contributo fondamentale per lo studio di quel complesso sistema di circolazione della cultura che fu in età moderna la Respublica literaria.
Baronio seppe preservare tali relazioni dal contagio della polemica confessionale, tant’è che il suo nome veniva citato con rispetto sia negli ambienti riformati sia in quelli più prossimi al libertinismo erudito. Per fare solo un esempio, gli scambi epistolari con il celebre bibliofilo Gian Vincenzo Pinelli – di cui Gabriel Naudé apprezzava particolarmente la passione «insaziabile» e senza preclusioni per libri e manoscritti, il che rientrava nei tratti tipici del libertinage érudit – dimostrano che la voce autorevole del cardinale filippino giungeva a Nicolas-Claude Fabri de Peiresc, a Pierre Gassendi e allo stesso Naudé. D’altra parte, Baronio appariva anche a Pinelli come la colonna intellettuale della Chiesa in campo storico.
Research Interests: European History, Early Modern History, Reformation History, Tridentine Catholicism, Political History, and 9 moreEarly Modern Intellectual History, Religious History, Heresy and Inquisition, Sacred Art, Ecclesiastical History, Book Censorship (history), Catholic Church History, Counter-Reformation, and Baronio
Negli ultimi giorni del 1516 vide la luce a Lovanio il piccolo in-quarto di Thomas More intitolato 'De optimo reipublicae statu deque nova insula Utopia', vale a dire 'Dell’ottima forma di Stato e della nuova isola di Utopia', destinato a... more
Negli ultimi giorni del 1516 vide la luce a Lovanio il piccolo in-quarto di Thomas More intitolato 'De optimo reipublicae statu deque nova insula Utopia', vale a dire 'Dell’ottima forma di Stato e della nuova isola di Utopia', destinato a diventare il testo più famoso e influente dell’umanesimo inglese.
L’insularità di Utopia, analogamente all’Atlantide di Platone, assicura sul piano concettuale sia il geloso isolazionismo geografico degli Utopiani, sia la sua identificazione con l’Inghilterra. Dopo aver tracciato una critica serrata delle istituzioni inglesi e aver messo a fuoco la lunga lista dei mali strutturali e dei problemi reali che affliggevano l’Inghilterra del tempo, Thomas More delinea il suo progetto di Stato ideale collocandolo nel futuro storico: è una società libera e razionale che vive secondo natura. Nei “Sei versi sull’isola di Utopia del poeta laureato Anemolio, nipote di Itlodeo per parte di sorella”, More insinua l’idea che la stessa 'Repubblica' di Platone si possa considerare politicamente superata dalla sua 'Utopia'.
Tuttavia, fu proprio il comunismo dei beni delineato nella 'Repubblica' a esercitare un fascino profondo su Thomas More e su quanti aderiranno alla sua visione utopistica. More rimodellò infatti il collettivismo minoritario platonico alla luce di una visione egualitaria saldamente radicata negli Atti degli Apostoli, estendendo a tutta la società di Utopia la proposta elitaria formulata da Platone. È poi un fatto che nel 1524 si pubblicava a Basilea, nella stamperia di Johann Bebel, la traduzione tedesca del secondo libro di 'Utopia' grazie all’erasmiano Claudio Cantiuncula, che per forza di cose avvicinava alle seducenti posizioni moreane lettori di più modesta cultura e a digiuno della lingua latina, proprio mentre esplodeva la tragica rivolta dei contadini appoggiata dal teologo Thomas Müntzer.
Quando nel maggio 1525 apparve il libretto luterano 'Contro le empie e scellerate bande dei contadini', la rivolta era già giunta al suo punto di massima espansione. Lutero attaccava aspramente i contadini e il cristianesimo rivoluzionario di Thomas Müntzer, servendosi dell’accusa di banditismo per delegittimarne l’azione e mostrare l’incompatibilità delle loro rivendicazioni con la parola di Dio. La sua aspra apologia della repressione poneva le premesse teoriche per il tragico massacro di Frankenhausen.
L’insularità di Utopia, analogamente all’Atlantide di Platone, assicura sul piano concettuale sia il geloso isolazionismo geografico degli Utopiani, sia la sua identificazione con l’Inghilterra. Dopo aver tracciato una critica serrata delle istituzioni inglesi e aver messo a fuoco la lunga lista dei mali strutturali e dei problemi reali che affliggevano l’Inghilterra del tempo, Thomas More delinea il suo progetto di Stato ideale collocandolo nel futuro storico: è una società libera e razionale che vive secondo natura. Nei “Sei versi sull’isola di Utopia del poeta laureato Anemolio, nipote di Itlodeo per parte di sorella”, More insinua l’idea che la stessa 'Repubblica' di Platone si possa considerare politicamente superata dalla sua 'Utopia'.
Tuttavia, fu proprio il comunismo dei beni delineato nella 'Repubblica' a esercitare un fascino profondo su Thomas More e su quanti aderiranno alla sua visione utopistica. More rimodellò infatti il collettivismo minoritario platonico alla luce di una visione egualitaria saldamente radicata negli Atti degli Apostoli, estendendo a tutta la società di Utopia la proposta elitaria formulata da Platone. È poi un fatto che nel 1524 si pubblicava a Basilea, nella stamperia di Johann Bebel, la traduzione tedesca del secondo libro di 'Utopia' grazie all’erasmiano Claudio Cantiuncula, che per forza di cose avvicinava alle seducenti posizioni moreane lettori di più modesta cultura e a digiuno della lingua latina, proprio mentre esplodeva la tragica rivolta dei contadini appoggiata dal teologo Thomas Müntzer.
Quando nel maggio 1525 apparve il libretto luterano 'Contro le empie e scellerate bande dei contadini', la rivolta era già giunta al suo punto di massima espansione. Lutero attaccava aspramente i contadini e il cristianesimo rivoluzionario di Thomas Müntzer, servendosi dell’accusa di banditismo per delegittimarne l’azione e mostrare l’incompatibilità delle loro rivendicazioni con la parola di Dio. La sua aspra apologia della repressione poneva le premesse teoriche per il tragico massacro di Frankenhausen.
Research Interests:
Nel secolo dei Lumi Maria Gaetana Agnesi affiora largamente nelle discussioni in atto sulla validità delle teorie newtoniane, sul calcolo infinitesimale di Leibniz e Newton, sull’istruzione femminile e il ruolo della donna nell’indagine... more
Nel secolo dei Lumi Maria Gaetana Agnesi affiora largamente nelle discussioni in atto sulla validità delle teorie newtoniane, sul calcolo infinitesimale di Leibniz e Newton, sull’istruzione femminile e il ruolo della donna nell’indagine scientifica. Nel confronto a distanza con Algarotti, la scienziata milanese promuove un newtonianesimo, delle donne e non “per le donne”, dai tratti marcatamente neostoici. La pubblicazione delle Instituzioni analitiche, che le procurò fama e prestigio in Europa, segnò poi una svolta. Ammirata da Goldoni e detta immortale da Pietro Verri, Agnesi volle costruire una propria identità di scienziata e di donna autonoma nella dimensione etica dell’impegno sociale e dell’esperienza di fede, influenzata dalla spiritualità teatina e dalla religiosità di Muratori.
Research Interests:
La 'perfectio' costituisce nella prima età moderna un obiettivo-cardine del cattolico impegnato e colto nel suo itinerario verso il trascendente. In tale contesto, la letteratura d’impianto controriformistico e la produzione ascetica... more
La 'perfectio' costituisce nella prima età moderna un obiettivo-cardine del cattolico impegnato e colto nel suo itinerario verso il trascendente. In tale contesto, la letteratura d’impianto controriformistico e la produzione ascetica esortano vivamente ad abbracciare la «milizia cristiana», ponendosi come meta la «perfezione della vita spirituale».
In questo libro l’autore prende in esame tematiche strettamente connesse tra loro: Filippo Neri e i suoi discepoli alle prese con l’ideale della ‘perfezione’ negli esercizi dell’Oratorio; la storia della milizia cristiana in età tridentina e postridentina; il modello di agonismo religioso espresso dal Combattimento spirituale dei Teatini, composto in forma anonima da Lorenzo Scupoli; l’impegno militante del gesuita Roberto Bellarmino e la fortuna europea del suo austero programma ascetico; la diffusione della letteratura del «soldato cristiano», dovuta essenzialmente all’influenza di un’opera come Il soldato christiano di Antonio Possevino e prerogativa quasi esclusiva della Compagnia di Gesù, come testimoniano gli altri autori ignaziani Pedro de Ribadeneira, Thomas Sailly, Francisco Arias, Piotr Skarga e Matthaeus Bembus.
Mentre la Controriforma devota amministra a fini pedagogici itinerari individuali di fede e di comprensione dei simboli religiosi, facendone l’esaltazione del sacro, Caravaggio riporta invece il dibattito sul terreno drammatico della testimonianza religiosa di vita intesa come ricerca. Nella Deposizione Merisi conferisce assai probabilmente a Nicodemo il volto del Baronio, che indica un ulteriore percorso della ‘perfezione’: ritornare alle fonti più autentiche della fede e alla purezza della Chiesa apostolica.
Ne deriva un libro che esplora temi e problemi nuovi, o meritevoli di approfondimento, nel quadro tutt’altro che omogeneo della Controriforma e di alcune particolari esperienze di riforma religiosa caratterizzate, nel caso della sensibilità oratoriana, da un ritorno alla ‘perfezione’ della Chiesa primitiva.
In questo libro l’autore prende in esame tematiche strettamente connesse tra loro: Filippo Neri e i suoi discepoli alle prese con l’ideale della ‘perfezione’ negli esercizi dell’Oratorio; la storia della milizia cristiana in età tridentina e postridentina; il modello di agonismo religioso espresso dal Combattimento spirituale dei Teatini, composto in forma anonima da Lorenzo Scupoli; l’impegno militante del gesuita Roberto Bellarmino e la fortuna europea del suo austero programma ascetico; la diffusione della letteratura del «soldato cristiano», dovuta essenzialmente all’influenza di un’opera come Il soldato christiano di Antonio Possevino e prerogativa quasi esclusiva della Compagnia di Gesù, come testimoniano gli altri autori ignaziani Pedro de Ribadeneira, Thomas Sailly, Francisco Arias, Piotr Skarga e Matthaeus Bembus.
Mentre la Controriforma devota amministra a fini pedagogici itinerari individuali di fede e di comprensione dei simboli religiosi, facendone l’esaltazione del sacro, Caravaggio riporta invece il dibattito sul terreno drammatico della testimonianza religiosa di vita intesa come ricerca. Nella Deposizione Merisi conferisce assai probabilmente a Nicodemo il volto del Baronio, che indica un ulteriore percorso della ‘perfezione’: ritornare alle fonti più autentiche della fede e alla purezza della Chiesa apostolica.
Ne deriva un libro che esplora temi e problemi nuovi, o meritevoli di approfondimento, nel quadro tutt’altro che omogeneo della Controriforma e di alcune particolari esperienze di riforma religiosa caratterizzate, nel caso della sensibilità oratoriana, da un ritorno alla ‘perfezione’ della Chiesa primitiva.
Research Interests:
Monarchia della verità indaga una componente ideologica fondamentale della Controriforma: l’ossessione ecclesiastica per la 'veritas', concepita nella versione dogmatica di 'doctrina' e ortodossia in opposizione alla formulazione... more
Monarchia della verità indaga una componente ideologica fondamentale della Controriforma: l’ossessione ecclesiastica per la 'veritas', concepita nella versione dogmatica di 'doctrina' e ortodossia in opposizione alla formulazione umanistica della 'veritas' come ricerca. Da Poggio Bracciolini a Montaigne, gli umanisti esprimono un concetto di 'religio' coincidente con la ricerca stessa della verità, rinunciando a definizioni esclusive o dogmatiche e astenendosi da difese di carattere polemico o controversistico. I teologi adottano invece il concetto dogmatico di 'doctrina', identificando la 'veritas' nell’ortodossia e favorendo il formarsi di un clima di oscurantismo clericale e di generale intolleranza nei confronti dell’autonomia umanistica, dell’individualismo religioso e del libero pensiero, con Valla, Erasmo e Machiavelli in testa.
In questo libro l’autore prende in esame il primato normativo della verità nella Chiesa del Cinquecento e del primo Seicento con lo scopo di illustrare modelli culturali e pedagogici della Controriforma e rilevarne i miti: cronotassi pontificia, agiografia e culto delle reliquie, concetto eroico del documento, didattica figurativa, giurisdizione curiale, temporalismo papale. Tuttavia, la sopravvivenza della tradizione umanistica e il suo confrontarsi dialetticamente con le culture dogmatiche di Riforma e Controriforma si evidenziano in momenti significativi della storia culturale e religiosa della prima età moderna: in particolare, nel dibattito europeo 'de puniendis haereticis' originato dal tragico rogo di Michele Serveto, nel ricorso all’elemento storico in sede di polemica confessionale, nei processi di Bruno e Galilei e nelle discussioni sulla 'libertas investigandi', nel nicodemismo di artisti, scienziati e anticlericali cristiani, infine nella ripresa – specialmente in Olanda e nelle aree della diaspora sociniana – del pacifismo erasmiano e dell’utopismo di Thomas More, associati alla critica del Valla e all’irenismo di Sebastiano Castellione. Un esempio insigne è la proposta irenica di Jakob Arminius, calvinista di cultura umanistica, formulata a Leida nel 1605 con l’intento di superare i contrasti tra cristiani e realizzare la pacificazione sociale e religiosa.
In questo libro l’autore prende in esame il primato normativo della verità nella Chiesa del Cinquecento e del primo Seicento con lo scopo di illustrare modelli culturali e pedagogici della Controriforma e rilevarne i miti: cronotassi pontificia, agiografia e culto delle reliquie, concetto eroico del documento, didattica figurativa, giurisdizione curiale, temporalismo papale. Tuttavia, la sopravvivenza della tradizione umanistica e il suo confrontarsi dialetticamente con le culture dogmatiche di Riforma e Controriforma si evidenziano in momenti significativi della storia culturale e religiosa della prima età moderna: in particolare, nel dibattito europeo 'de puniendis haereticis' originato dal tragico rogo di Michele Serveto, nel ricorso all’elemento storico in sede di polemica confessionale, nei processi di Bruno e Galilei e nelle discussioni sulla 'libertas investigandi', nel nicodemismo di artisti, scienziati e anticlericali cristiani, infine nella ripresa – specialmente in Olanda e nelle aree della diaspora sociniana – del pacifismo erasmiano e dell’utopismo di Thomas More, associati alla critica del Valla e all’irenismo di Sebastiano Castellione. Un esempio insigne è la proposta irenica di Jakob Arminius, calvinista di cultura umanistica, formulata a Leida nel 1605 con l’intento di superare i contrasti tra cristiani e realizzare la pacificazione sociale e religiosa.
Research Interests: European History, Modern History, Cultural History, Renaissance Humanism, Reformation History, and 16 morePolitical History, Church History, Spiritualism, Religious History, Modern Jewish History, Heresy and Inquisition, Religious Toleration, Socinianism, Michelangelo Buonarroti, Book Censorship (history), Heresy and Orthodoxy, Machiavellianism, Counter-Reformation, Vittoria Colonna, Arminianism, and Renaissance In Italy Reformation/Counter Reformation
Baronio è la colonna intellettuale della Controriforma. Tale apparve ad autorevoli contemporanei come Bellarmino e Campanella, Sarpi e Casaubon, ma anche a Muratori, Vico e Stendhal, che di lui si occuparono. La sua opera storiografica,... more
Baronio è la colonna intellettuale della Controriforma. Tale apparve ad autorevoli contemporanei come Bellarmino e Campanella, Sarpi e Casaubon, ma anche a Muratori, Vico e Stendhal, che di lui si occuparono. La sua opera storiografica, pur stagliandosi come il baluardo della Chiesa romana, evidenzia originalità di vedute ed esigenze filologiche che richiamano il magistero di umanisti come Valla e il Biondo.
Stefano Zen illustra la dimensione europea del Baronio, rilevandone le austere ricerche e le finalità apologetiche, peculiarmente espresse nella difesa della potestà pontificia, nella riconciliazione di Enrico IV, nei conflitti giurisdizionali con la Spagna e nella controversia con Venezia. Da questo libro, che esplora fonti inedite e complesse con gli strumenti propri della filologia, emergono i miti della Controriforma: concetto eroico del documento, agiografia e culto delle reliquie, arte come pedagogia, civilizzazione monastica, giurisdizione curiale, primato pontificio.
Stefano Zen illustra la dimensione europea del Baronio, rilevandone le austere ricerche e le finalità apologetiche, peculiarmente espresse nella difesa della potestà pontificia, nella riconciliazione di Enrico IV, nei conflitti giurisdizionali con la Spagna e nella controversia con Venezia. Da questo libro, che esplora fonti inedite e complesse con gli strumenti propri della filologia, emergono i miti della Controriforma: concetto eroico del documento, agiografia e culto delle reliquie, arte come pedagogia, civilizzazione monastica, giurisdizione curiale, primato pontificio.
Research Interests: European History, Early Modern History, Renaissance Humanism, Reformation History, Political History, and 9 moreChurch History, History of Historiography, Religious History, Sacred Art, Ecclesiastical History, Critical Edition (Early Modern History), Machiavellianism, Counter-Reformation, and Caesar Baronius / Cesare Baronio
Research Interests:
Abbiamo scelto la forma 'honoris gratia' consueta nel mondo accademico, legittimati e motivati, nello spirito di volontariato del nostro Centro, dalla stima e dall’amicizia che da oltre tre decenni ci rendono familiare la singolare... more
Abbiamo scelto la forma 'honoris gratia' consueta nel mondo accademico, legittimati e motivati, nello spirito di volontariato del nostro Centro, dalla stima e dall’amicizia che da oltre tre decenni ci rendono familiare la singolare vivacità intellettuale di Romeo De Maio per sintonia di 'curiositas' e affinità di arguzia. Il desiderio di festosa condivisione, maturato in occasione del suo ottantesimo genetliaco, ha suggerito di convocare ad un ideale simposio studiosi a vario titolo accomunati dalla ricerca storica intesa come percorso di coscienza etica e di mente libera.
[...] La bibliografia degli scritti di Romeo De Maio palesa la perspicacia del maître à penser che educa a scorgere e perlustrare campi storiografici inesplorati, per i quali appaiono paradigmatici i misteri di Michelangelo e la libertà di pensiero di Vittoria Colonna. [...].
Gli studi raccolti in questo volume miscellaneo attengono ad ambiti, questioni e temi dell’età moderna che preludono anche a sviluppi o nessi di pregnante attualità. Essi si susseguono secondo il solo criterio dell’ordine alfabetico dei rispettivi autori.[...].
Ingo Herklotz e Stefano Zen ci hanno sostenuto nella cura editoriale del volume, dopo avere – in qualche misura – generato, con la discrezione efficace della 'pulce nell’orecchio', l’idea di un segno tangibile di festa, di affetto, di stima e di grato augurio. In questo modo il dono offerto a Romeo De Maio, con l’adesione di colleghi, allievi, amici, estimatori, istituzioni, continuerà ad effondere frutti oltre la circostanza da cui esso è scaturito, affinché l’itinerario della ricerca proceda incessante nella mente delle creature umane (Dalla Presentazione di Luigi Gulia, Presidente del Centro di Studi Sorani, ivi, pp. 13-14).
[...] La bibliografia degli scritti di Romeo De Maio palesa la perspicacia del maître à penser che educa a scorgere e perlustrare campi storiografici inesplorati, per i quali appaiono paradigmatici i misteri di Michelangelo e la libertà di pensiero di Vittoria Colonna. [...].
Gli studi raccolti in questo volume miscellaneo attengono ad ambiti, questioni e temi dell’età moderna che preludono anche a sviluppi o nessi di pregnante attualità. Essi si susseguono secondo il solo criterio dell’ordine alfabetico dei rispettivi autori.[...].
Ingo Herklotz e Stefano Zen ci hanno sostenuto nella cura editoriale del volume, dopo avere – in qualche misura – generato, con la discrezione efficace della 'pulce nell’orecchio', l’idea di un segno tangibile di festa, di affetto, di stima e di grato augurio. In questo modo il dono offerto a Romeo De Maio, con l’adesione di colleghi, allievi, amici, estimatori, istituzioni, continuerà ad effondere frutti oltre la circostanza da cui esso è scaturito, affinché l’itinerario della ricerca proceda incessante nella mente delle creature umane (Dalla Presentazione di Luigi Gulia, Presidente del Centro di Studi Sorani, ivi, pp. 13-14).
Research Interests: Modern History, Intellectual History, Cultural History, Art History, Book History, and 13 moreRenaissance Humanism, Bibliography, Renaissance, Reformation History, Political History, Church History, Social History, Censorship (History), Italian Renaissance Art, Italian Baroque art, Religious History, Heresy and Inquisition, and Counter-Reformation
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In a diary entry for 16 July 1739 the remarkable Charles de Brosses records being invited to make the acquaintance of “la signora Agnesi”, a prodigiously talented young lady. In the Lettres d’Italie Maria Gaetana Agnesi is presented as “a... more
In a diary entry for 16 July 1739 the remarkable Charles de Brosses records being invited to make the acquaintance of “la signora Agnesi”, a prodigiously talented young lady. In the Lettres d’Italie Maria Gaetana Agnesi is presented as “a sort of literary phenomenon” whom Charles de Brosses did not hesitate to describe as “una cosa più stupenda que le Dôme de Milan”. But the young woman is fully aware of the contrast between a seriously cultivated commitment to science, nurtured by free-ranging and disinterested research, and the sort of public debate conducted in the salons. Through philosophical research and scientific enquiry, Agnesi champions a new and revolutionary approach: the right of women to pursue whatever type of knowledge, as opposed to the idea of study as a privilege; and the right to take responsibility for one’s own time, as against the idea that a woman was strictly functional to the interests and aims of others.
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In questo cinquantennio e più di produzione storiografica, Romeo De Maio ha percorso strade del tutto inesplorate o poco note; ha utilizzato e segnalato una quantità assai cospicua di fondi archivistici; ha fatto conoscere alla comunità... more
In questo cinquantennio e più di produzione storiografica, Romeo De Maio ha percorso strade del tutto inesplorate o poco note; ha utilizzato e segnalato una quantità assai cospicua di fondi archivistici; ha fatto conoscere alla comunità scientifica manoscritti e documenti inediti, rari o peregrini, di cui in alcuni specifici casi non sono state ancora del tutto verificate le potenzialità in termini di avanzamento degli studi; ha influito in misura profonda sul rinnovamento del lessico tecnico; ha sottoposto a revisione critica concetti e categorie storiografiche; ha proposto nuovi modelli interpretativi. L’originale percorso storiografico compiuto da Romeo De Maio risulta caratterizzato dai seguenti interessi dominanti, che si susseguono — talvolta sovrapponendosi — secondo fasi cronologicamente successive e non prive di una loro logica interna: 1) storia della Riforma cattolica a Napoli nel Cinquecento (1957-1962); 2) Curia Romana e governo della Chiesa (1962-1969); 3) storia della vita religiosa in età moderna (1969-1972); 4) Riforma, riforme e Controriforma (1972-1986); 5) Rinascimento e sua ‘lunga crisi’ (1986 ad oggi).
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Nulla più della filologia d’arte aiuta a cogliere simboli e linguaggi del Natale. Del resto, lo sapeva bene il teologo basileese Karl Barth, da Pio XII considerato il più profondo dai tempi di Tommaso d’Aquino, che sulla Volta Sistina di... more
Nulla più della filologia d’arte aiuta a cogliere simboli e linguaggi del Natale. Del resto, lo sapeva bene il teologo basileese Karl Barth, da Pio XII considerato il più profondo dai tempi di Tommaso d’Aquino, che sulla Volta Sistina di Michelangelo e nelle partiture musicali di Beethoven ritrovava peculiari rivelazioni del divino.
Leonardo introduce alla dimensione intima del Natale d’affetto, che si serve della poesia per cogliere il mistero del divino e i suoi simboli: la Madonna dipinta sulla ricordata Tavola dell’Adorazione dei Magi degli Uffizi ha consapevolezza che nulla potrà distrarla, nemmeno i Magi in processione con i loro doni; e sa anche che non potrà mai distrarre il Bambino dal suo crudele destino.
Senso del mistero che risulta assente nel cosiddetto Natale di servizio, in cui la liturgia natalizia diventa occasione per l’apologia del potere. Si pensi, ad esempio, a Sandro Botticelli, che accanto al Bambino colloca i Medici e la loro corte per affermare il concetto che il sogno cristiano di pace e giustizia si afferma con essi.
Baronio viveva con un senso di neostoico pudore un Natale d’affetto: smessi gli abiti cardinalizi, trascorreva la notte di Natale con i poveri e i diseredati che albergavano nei pressi di S. Pietro, dividendo con loro i mostaccioli partenopei che il confratello Antonio Talpa gli inviava regolarmente da Napoli.
Leonardo introduce alla dimensione intima del Natale d’affetto, che si serve della poesia per cogliere il mistero del divino e i suoi simboli: la Madonna dipinta sulla ricordata Tavola dell’Adorazione dei Magi degli Uffizi ha consapevolezza che nulla potrà distrarla, nemmeno i Magi in processione con i loro doni; e sa anche che non potrà mai distrarre il Bambino dal suo crudele destino.
Senso del mistero che risulta assente nel cosiddetto Natale di servizio, in cui la liturgia natalizia diventa occasione per l’apologia del potere. Si pensi, ad esempio, a Sandro Botticelli, che accanto al Bambino colloca i Medici e la loro corte per affermare il concetto che il sogno cristiano di pace e giustizia si afferma con essi.
Baronio viveva con un senso di neostoico pudore un Natale d’affetto: smessi gli abiti cardinalizi, trascorreva la notte di Natale con i poveri e i diseredati che albergavano nei pressi di S. Pietro, dividendo con loro i mostaccioli partenopei che il confratello Antonio Talpa gli inviava regolarmente da Napoli.
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In 1748 was published in Milan the Instituzioni analitiche, a textbook on calculus that brought Maria Gaetana Agnesi (1718–1799) fame and prestige throughout Europe. By this time she had affirmed her identity as a woman and a scholar –... more
In 1748 was published in Milan the Instituzioni analitiche, a textbook on calculus that brought Maria Gaetana Agnesi (1718–1799) fame and prestige throughout Europe. By this time she had affirmed her identity as a woman and a scholar – one of the most important personality in mathematics during the Enlightenment Italy – and had settled on her religious vocation. This research using printed texts and letters, but also manuscripts and documents from the Fondo Agnesi conserved in the Biblioteca Ambrosiana in Milan and other collections. In the Age of Enlightenment Maria Gaetana Agnesi strove to find an alternative to the essentially matrimonial and maternal image of women and sought to construct for herself an identity of intellectual autonomy in the spiritual sphere. Through philosophical research and scientific enquiry, Agnesi champions a new and revolutionary approach: the right to take responsibility for one’s own time, as against the idea that a woman was strictly functional to the interests and aims of others.
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Thomas Müntzer was equipped with remarkable theological training. His reading included Erasmus, perhaps even Plato in Ficino’s version. Müntzer was also influenced by More’s Utopia, which had been a great publishing success, and sought to... more
Thomas Müntzer was equipped with remarkable theological training. His reading included Erasmus, perhaps even Plato in Ficino’s version. Müntzer was also influenced by More’s Utopia, which had been a great publishing success, and sought to put these ideas into practice. In particular, the issue of common property, which brought the theories of Plato and More into conversation with evangelical Christianity, became Müntzer’s battle cry and the basis on which he began to construct the millennial reign of Christ on earth, sweeping away priests, monks and princes.
When Luther’s booklet Against the Murderous, Thieving Hordes of Peasants appeared in May 1525, the peasants’ revolt had already reached the point of maximum expansion. Luther harshly attacked peasants and the revolutionary Christianity of Thomas Müntzer, using the accusation of banditry to delegitimize their action and show the incompatibility of their claims with the word of God. He frequently resorted to insinuations and virulent denunciations, thus it is not surprising that Müntzer and his followers are depicted in the leaflet in dark, threatening hues. According to Luther, nothing was ‘more poisonous, harmful and evil than a subversive’, therefore one needed to ‘strike, slaughter, massacre’ Müntzer and his farmers, as God himself ‘desires that the kings are respected, the seditious are defeated’.
When Luther’s booklet Against the Murderous, Thieving Hordes of Peasants appeared in May 1525, the peasants’ revolt had already reached the point of maximum expansion. Luther harshly attacked peasants and the revolutionary Christianity of Thomas Müntzer, using the accusation of banditry to delegitimize their action and show the incompatibility of their claims with the word of God. He frequently resorted to insinuations and virulent denunciations, thus it is not surprising that Müntzer and his followers are depicted in the leaflet in dark, threatening hues. According to Luther, nothing was ‘more poisonous, harmful and evil than a subversive’, therefore one needed to ‘strike, slaughter, massacre’ Müntzer and his farmers, as God himself ‘desires that the kings are respected, the seditious are defeated’.
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Cesare Baronio, a differenza di altri autorevoli porporati dell'età sua, fu alieno da smanie di collezionismo librario e semmai preferì rapporti e relazioni intellettuali di respiro europeo e caratterizzati dal fecondo, e umanistico,... more
Cesare Baronio, a differenza di altri autorevoli porporati dell'età sua, fu alieno da smanie di collezionismo librario e semmai preferì rapporti e relazioni intellettuali di respiro europeo e caratterizzati dal fecondo, e umanistico, meccanismo dello scambio e della compensazione. La fitta trama di relazioni che il Baronio aveva stretto con i suoi dotti corrispondenti spiega il numero assai cospicuo di documenti e libri, sia a stampa che manoscritti, giunti nel suo studio da ogni parte d’Europa. Tali rapporti, eminentemente simmetrici, emergono copiosi dalla sua corrispondenza erudita e forniscono un contributo fondamentale per la comprensione di quel complesso sistema di circolazione della cultura che è la 'Respublica literaria'.
Anni fa l’indagine sistematica sulla biblioteca di Baronio è stata alle origini delle mie ricerche confluite in Baronio storico. Controriforma e crisi del metodo umanistico (Napoli, Vivarium, 1994, pp. 17-68). In quel contesto, per procedere ad una prima ricostruzione e disamina del patrimonio librario di Baronio, è risultata di fondamentale importanza una documentazione inedita e del tutto ignorata dalla storiografia, rinvenuta nei manoscritti vallicelliani P 206 e Q 72. Per una storia della Biblioteca Baronio, mai tramandata da un unico catalogo e in assenza di un inventario steso dal suo possessore, occorre utilizzare fonti diverse e, per molti versi, complementari: il 'Catalogus' dei libri donati alla Biblioteca Vallicelliana (nel ms. Vall. P 206) confrontato, ora, con l’'Inventarium bonorum' ritrovato nell’Archivio di Stato di Roma, bibliograficamente non autonomo; l’'Inventario de libri' inviati ai padri cappuccini di Sora (nel ms. Vall. Q 72); l’'Ordo' baroniano, manualetto di metodologia storica per il reperimento e l’uso di opere e fonti (contenuto autografo nel ms. Vall. Q 8); le opere presenti attualmente in Vallicelliana e recanti note di possesso del Baronio; i libri donati allo storico filippino; i libri con dedica al Baronio. Tale documentazione, soprattutto i libri donati e dedicati al Baronio, va confortata filologicamente con l’apporto del copioso carteggio baroniano, assai articolato, frammentato e non ancora ordinato, che richiede nel futuro un’edizione complessiva e definitiva condotta secondo rigorosi criteri scientifici.
Anni fa l’indagine sistematica sulla biblioteca di Baronio è stata alle origini delle mie ricerche confluite in Baronio storico. Controriforma e crisi del metodo umanistico (Napoli, Vivarium, 1994, pp. 17-68). In quel contesto, per procedere ad una prima ricostruzione e disamina del patrimonio librario di Baronio, è risultata di fondamentale importanza una documentazione inedita e del tutto ignorata dalla storiografia, rinvenuta nei manoscritti vallicelliani P 206 e Q 72. Per una storia della Biblioteca Baronio, mai tramandata da un unico catalogo e in assenza di un inventario steso dal suo possessore, occorre utilizzare fonti diverse e, per molti versi, complementari: il 'Catalogus' dei libri donati alla Biblioteca Vallicelliana (nel ms. Vall. P 206) confrontato, ora, con l’'Inventarium bonorum' ritrovato nell’Archivio di Stato di Roma, bibliograficamente non autonomo; l’'Inventario de libri' inviati ai padri cappuccini di Sora (nel ms. Vall. Q 72); l’'Ordo' baroniano, manualetto di metodologia storica per il reperimento e l’uso di opere e fonti (contenuto autografo nel ms. Vall. Q 8); le opere presenti attualmente in Vallicelliana e recanti note di possesso del Baronio; i libri donati allo storico filippino; i libri con dedica al Baronio. Tale documentazione, soprattutto i libri donati e dedicati al Baronio, va confortata filologicamente con l’apporto del copioso carteggio baroniano, assai articolato, frammentato e non ancora ordinato, che richiede nel futuro un’edizione complessiva e definitiva condotta secondo rigorosi criteri scientifici.
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Guglielmo Sirleto, l’«historia ecclesiastica» e il contributo alla costruzione degli «Annales» del Baronio, in Il «sapientissimo Calabro». Guglielmo Sirleto nel V Centenario della nascita (1514-2014). Problemi, ricerche, prospettive (Roma, 13-15/01/2015), ed. by B. Clausi and S. Lucà, 2018, 73-131.more
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I carteggi di Cesare Baronio rivestono una straordinaria rilevanza ai fini di una più completa e contestualizzata comprensione di quei ‘corpi’ sociali, istituzionali e curiali che videro l’Oratoriano assumere un ruolo di primo piano... more
I carteggi di Cesare Baronio rivestono una straordinaria rilevanza ai fini di una più completa e contestualizzata comprensione di quei ‘corpi’ sociali, istituzionali e curiali che videro l’Oratoriano assumere un ruolo di primo piano nell’Europa del suo tempo: in particolare la nascente Congregazione dell’Oratorio, il Collegio cardinalizio, la Chiesa (intesa sia come corpus Christi mysticum sia come Curia romana), la Respublica literaria nelle sue varie articolazioni. In particolare, Baronio instaurò relazioni epistolari simmetriche e di respiro europeo, caratterizzate dal meccanismo umanistico dello scambio e della compensazione, che offrono un contributo fondamentale allo studio di quel complesso sistema di circolazione della cultura che fu per l’appunto la Respublica literaria. Partendo dall’analisi delle fonti epistolari, e considerando che il copioso carteggio baroniano, frammentato e non ancora ordinato, attende ancora un’edizione complessiva condotta con criteri scientifici, si può rilevare la dimensione europea del Baronio, particolarmente espressa nella difesa della potestà pontificia, nella riconciliazione di Enrico IV, nei conflitti giurisdizionali con la Spagna, nella controversia con Venezia, nel rapporto di amicizia con Bellarmino. Attraverso i diversificati linguaggi dei suoi carteggi emergono, inoltre, i miti della Controriforma: cronotassi pontificia, agiografia, culto delle reliquie, didattica figurativa, concetto eroico del documento, civilizzazione monastica, giurisdizione curiale, temporalismo papale.
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Oratorio filippino e formazione del clero italiano nel secondo Cinquecento, in Per il Cinquecento religioso italiano. Clero, cultura, società. Atti del Convegno internazionale di studi, Siena, 27-30 giugno 2001, edited by Maurizio Sangalli, 2 v. (Roma: Edizioni dell’Ateneo, 2003), vol. I, 291-312.more
La Congregazione dell’Oratorio romano fondata da Filippo Neri occupa un posto centrale anche nel campo della formazione culturale, pastorale e spirituale del clero italiano nella seconda metà del Cinquecento. Se difatti l’applicazione dei... more
La Congregazione dell’Oratorio romano fondata da Filippo Neri occupa un posto centrale anche nel campo della formazione culturale, pastorale e spirituale del clero italiano nella seconda metà del Cinquecento. Se difatti l’applicazione dei decreti tridentini e della successiva legislazione sinodale, provinciale e diocesana, riguardanti la residenza effettiva di vescovi, parroci e clero secolare, fece registrare, fin dai primi anni post-conciliari, risultati apprezzabili per la vita religiosa delle diocesi e la 'cura animarum', il progetto di istituire una rete di seminari ecclesiastici, altro punto-cardine del programma riformatore elaborato dal Concilio di Trento, non presentava invero il carattere coattivo dei provvedimenti sull’attività pastorale di base e perciò non sortì effetti da subito positivi in materia di formazione. Fu così che l’elevamento del livello culturale del clero, reso necessario dagli oneri pastorali della catechesi e della predicazione, dallo spirito di controversia e dalla milizia quotidiana, tranne qualche eccezione, andava configurandosi come il risultato di percorsi individuali di professionalizzazione o di adesione a programmi di più ampio respiro, avanzati e innovativi, nel cui contesto assume particolare rilievo la politica culturale dell’Oratorio filippino.
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A voler instaurare un rapporto tra la politica culturale dell’Oratorio romano fondato da Filippo Neri e quella che fu la più solida e compatta ideologia della storia della Chiesa, vale a dire la Controriforma, emergono chiare le affinità... more
A voler instaurare un rapporto tra la politica culturale dell’Oratorio romano fondato da Filippo Neri e quella che fu la più solida e compatta ideologia della storia della Chiesa, vale a dire la Controriforma, emergono chiare le affinità ideologiche e la consentaneità di vedute. Si può rilevare specialmente la tendenza, da parte della Congregazione filippina, a sostenere e a documentare le esigenze primarie della Controriforma: cronotassi pontificia, agiografia, culto delle reliquie, arte come pedagogia, civilizzazione monastica, giurisdizione curiale, primato pontificio.
Tipica della prima generazione oratoriana fu la valorizzazione dell’elemento storico in accordo con quanto si andava deliberando al Concilio di Trento. Su iniziativa di Filippo Neri, l’Oratorio romano si fece promotore di un omogeneo programma culturale, in cui predominano fascino per le antichità ed interesse antiquario. L’impostazione di fondo suggerita da Filippo Neri esigeva di utilizzare le «historie ecclesiastiche» secondo fini apologetico-pastorali, con l’intento larvato di incoraggiare i frequentatori dell’Oratorio alla 'pietas' e all’'oboedientia' verso la Chiesa cattolico-romana.
Tipica della prima generazione oratoriana fu la valorizzazione dell’elemento storico in accordo con quanto si andava deliberando al Concilio di Trento. Su iniziativa di Filippo Neri, l’Oratorio romano si fece promotore di un omogeneo programma culturale, in cui predominano fascino per le antichità ed interesse antiquario. L’impostazione di fondo suggerita da Filippo Neri esigeva di utilizzare le «historie ecclesiastiche» secondo fini apologetico-pastorali, con l’intento larvato di incoraggiare i frequentatori dell’Oratorio alla 'pietas' e all’'oboedientia' verso la Chiesa cattolico-romana.
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Gli Annales Ecclesiastici di Cesare Baronio sono una grande interpretazione del farsi d’Europa. Sul piano storiografico vi si afferma la concezione teologica della storia: essenzialmente la storia del mondo è per il Baronio storia della... more
Gli Annales Ecclesiastici di Cesare Baronio sono una grande interpretazione del farsi d’Europa. Sul piano storiografico vi si afferma la concezione teologica della storia: essenzialmente la storia del mondo è per il Baronio storia della Chiesa.
La forma annalistica adoperata negli Annales, nonostante rendesse frammentaria la narrazione, veniva incontro ad un preciso fine: scorgere attraverso la successione cronologica dei fatti, il segno della volontà divina nelle azioni umane. L’uomo che opera per l’espansione della Chiesa deve essere virtuoso e capace di svolgere il disegno divino: egli è un eroe non comune, il cui destino è l’immortalità.
La galleria baroniana degli eroi comprende anche i committenti d’arte: vi appartengono papi, vescovi, imperatori, sovrani, condottieri militari, laici, monaci, evangelizzatori cristiani e donne eroiche. L’arte sacra è celebrazione della chiesa di Cristo, tanto a Roma, ove rievoca il sacrificio dei martiri, che nel resto del mondo, dove testimonia il governo della civiltà cristiana ed è l’immagine dell’irradiazione geografica dei missionari.
Dal punto di vista del metodo storico, Baronio utilizzò la filologia d’arte accanto all’esame delle fonti istituzionali, ecclesiastiche, letterarie. Gli eventi della civiltà cristiana sono narrati con puntuali riferimenti alle fondazioni di basiliche, chiese, monasteri e altri luoghi di culto. L’edilizia sacra testimonia un'espansione dell’Ecclesia Dei che il cardinale sorano coglie senza fratture nella realtà storica: i riformatori luterani e i Centuriatori magdeburghesi costituirebbero una delle tante eresie combattute dal cristianesimo. Dall’apologia il Baronio si salvò grazie al suo senso filologico e all'onesta intellettuale: negli Annales e nel Martyrologium si afferma l’eguaglianza filologica delle arti e si utilizzano tutti gli oggetti d’arte come fonte storica.
La forma annalistica adoperata negli Annales, nonostante rendesse frammentaria la narrazione, veniva incontro ad un preciso fine: scorgere attraverso la successione cronologica dei fatti, il segno della volontà divina nelle azioni umane. L’uomo che opera per l’espansione della Chiesa deve essere virtuoso e capace di svolgere il disegno divino: egli è un eroe non comune, il cui destino è l’immortalità.
La galleria baroniana degli eroi comprende anche i committenti d’arte: vi appartengono papi, vescovi, imperatori, sovrani, condottieri militari, laici, monaci, evangelizzatori cristiani e donne eroiche. L’arte sacra è celebrazione della chiesa di Cristo, tanto a Roma, ove rievoca il sacrificio dei martiri, che nel resto del mondo, dove testimonia il governo della civiltà cristiana ed è l’immagine dell’irradiazione geografica dei missionari.
Dal punto di vista del metodo storico, Baronio utilizzò la filologia d’arte accanto all’esame delle fonti istituzionali, ecclesiastiche, letterarie. Gli eventi della civiltà cristiana sono narrati con puntuali riferimenti alle fondazioni di basiliche, chiese, monasteri e altri luoghi di culto. L’edilizia sacra testimonia un'espansione dell’Ecclesia Dei che il cardinale sorano coglie senza fratture nella realtà storica: i riformatori luterani e i Centuriatori magdeburghesi costituirebbero una delle tante eresie combattute dal cristianesimo. Dall’apologia il Baronio si salvò grazie al suo senso filologico e all'onesta intellettuale: negli Annales e nel Martyrologium si afferma l’eguaglianza filologica delle arti e si utilizzano tutti gli oggetti d’arte come fonte storica.
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The paper examines the question of Sigonio’s Historia ecclesiastica, blocked successfully by Cardinal Guglielmo Sirleto and remained unpublished until 1734, when it was published by Filippo Argelati in eighteenth-century collection of his... more
The paper examines the question of Sigonio’s Historia ecclesiastica, blocked successfully by Cardinal Guglielmo Sirleto and remained unpublished until 1734, when it was published by Filippo Argelati in eighteenth-century collection of his works. In 1578, in agreement with Gabriele Paleotti, Pope Gregory XIII asked to Sigonio to write a history of the Church in polemical response to the Protestant Magdeburg Centuries. However, already Cesare Baronio was working on this same historiographical project, which was the result in the Annales Ecclesiastici, and moreover commissioned by Cardinal Sirleto. In general, it was the method adopted by Sigonio to provoke strong reaction of Sirleto and Roman censors, because it denies the sanctity of papal power, which was the foundation of the Counter-Reformation.
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When Luther’s booklet Against the Murderous, Thieving Hordes of Peasants appeared in May 1525, the peasants’ revolt had already reached the point of maximum expansion. Luther harshly attacked peasants and the revolutionary Christianity of... more
When Luther’s booklet Against the Murderous, Thieving Hordes of Peasants appeared in May 1525, the peasants’ revolt had already reached the point of maximum expansion. Luther harshly attacked peasants and the revolutionary Christianity of Thomas Müntzer, using the accusation of banditry to delegitimize their action and show the incompatibility of their claims with the word of God. Luther’s words aimed to discredit his opponent and accused him of being a bandit. He frequently resorted to insinuations and virulent denunciations, thus it is not surprising that Müntzer and his followers are depicted in the leaflet in dark, threatening hues. Müntzer, however, who was equipped with remarkable theological training, responded in the language of a biblical prophet, rooted in German mysticism. His reading included Erasmus, perhaps even Plato in Ficino’s version. Müntzer was also influenced by More’s Utopia, which had been a great publishing success, and sought to put these ideas into practice. In particular, the issue of common property, which brought the theories of Plato and More into conversation with evangelical Christianity, became Müntzer’s battle cry and the basis on which he began to construct the millennial reign of Christ on earth, sweeping away priests, monks and princes. According to Luther, nothing was ‘more poisonous, harmful and evil than a subversive’, therefore one needed to ‘strike, slaughter, massacre’ Müntzer and his farmers, as God himself ‘desires that the kings are respected, the seditious are defeated’. His cynical exaltation of repression, together with his accusation of banditry, laid the theoretical foundations for the tragic massacre of Frankenhausen.
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With the publication in 1620 of the successful pamphlet De arte bene moriendi, it became clear that its author, Roberto Bellarmino, was a mainstay even in the field of ascetical literature. Concerned by the drama of salvation, the Jesuit... more
With the publication in 1620 of the successful pamphlet De arte bene moriendi, it became clear that its author, Roberto Bellarmino, was a mainstay even in the field of ascetical literature. Concerned by the drama of salvation, the Jesuit theologian developed a pedagogy of death in which human life has to be governed in a Christian manner as to have a happy passing away. Dominated by the concept of sin, the teaching of Bellarmino identifies the Church as the only guarantee of salvation. In this context, his De arte bene moriendi, whose immense luck remained intact until Saint Alphonsus’ Apparecchio alla morte and beyond, explains the way to prepare oneself with method to the delicate moment of the passing away : the individual can not redeem himself only at the end of his earthly existence, or convert for fear of divine justice, but he must be ready to the rendezvous with death in a state of grace. Departing from the traditional treatises of the ars moriendi, the work of Bellarmino assimilates the art of well dying to the inner conquest of well living, arising in the post-Tridentine age as an exemplary model and a mature evolution of the change in sensitivity occurred in the mid-sixteenth century and fostered by the Dottrina del ben morire of Pietro da Lucca. According to Bellarmino, those who wish to well die, must live well, as it can be seen by comparing the condition of those who learned the art of well dying, and who will have a happy passing away, and those who ignored the art of living well, and who are doomed to a miserable death.
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When Baronius started to address the issue of the false Donation of Constantine, the fathers of the Philippine Oratory asked him to be cautious and not to follow Lorenzo Valla’s humanistic line of interpretation. At that time, in fact,... more
When Baronius started to address the issue of the false Donation of Constantine, the fathers of the Philippine Oratory asked him to be cautious and not to follow Lorenzo Valla’s humanistic line of interpretation. At that time, in fact, the Roman Curia still considered the Donation a valid option and the eloquent frescoes of the Raphael School, which Pope Leo X had requested, celebrated its apology. Despite all this, Baronius took a critical stance, even if it was sometimes ambiguous or elusive. At the time of the Venetian Interdict, however, he became more explicit in declaring the Donation inauthentic. Despite his philological approach to the document, Baronius’s position was charged with doctrinal radicalism as he maintained that the temporal power of the Pope had a divine origin: it was not the result of an historical document but derived directly from God.
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Sul finire del Cinquecento e nel Seicento la repubblica olandese seppe dare un contributo assai originale al dibattito moderno sulla tolleranza. Il peso che vi ebbe la tradizione ereticale e irenica del Cinquecento sulla determinazione... more
Sul finire del Cinquecento e nel Seicento la repubblica olandese seppe dare un contributo assai originale al dibattito moderno sulla tolleranza. Il peso che vi ebbe la tradizione ereticale e irenica del Cinquecento sulla determinazione dei problemi fondamentali fu decisivo. E proprio nei territori olandesi si orientò maggiormente l’emigrazione dei sociniani, i quali, specialmente attraverso il Catechismo di Rakòw, contribuirono alla formazione di un calvinismo meno rigido e intransigente. È in questo quadro articolato e vario che si colloca la riflessione del teologo olandese Jakob Harmensz, latinizzato Arminius, assai sensibile alla tradizione umanistica erasmiana e al versante dell’irenismo castellioniano. La convinzione che fosse necessario porre rimedio alle atrocità delle guerre di religione e alle aberranti conseguenze delle divisioni confessionali, spinse Jakob Arminius a studiare opportuni progetti di riforma e a proporre forme di mediazione tra le fazioni in lotta, con lo scopo di contribuire alla pacificazione religiosa e all’attuazione della tolleranza. A tale riguardo, pronunciò l’8 febbraio 1605, in un’aula dell’Università di Leida, un discorso "De componendo dissidio religionis inter christianos", da cui emerge una appassionata e articolata proposta irenica con radici molto forti nella tradizione umanistica ed erasmiana. Arminius sostiene che le discordie religiose e i diversi partiti in lotta sono causa di violenze inutili e crudeltà inaccettabili, che finiscono col rendere più gravi le fratture nel campo religioso, Inoltre, fatto ancor più deplorevole, i contrasti religiosi provocano ripercussioni anche in ambito civile. Occorre pertanto che una suprema autorità temporale si assuma il compito di sanare ogni forma di faziosità e di eliminare le discordie a vantaggio del supremo bene comune. Al fine di superare i dissidi teologici e le fratture religiose che angustiano la cristianità, il teologo olandese propone di convocare un concilio, nella speranza di realizzare il sogno che fu di Niccolò Cusano, di Ficino e da ultimo di Dirck Coornhert. Secondo la prospettiva irenica e moderata di Arminius, in questo concilio non sarebbe stato preso in esame il problema dei diritti dei prìncipi e delle loro prerogative, né si sarebbe discusso dei privilegi, del potere e delle competenze da attribuire ai vescovi, né – sulla scorta della posizione pacifista di Erasmo – delle terribili conseguenze derivanti da una eventuale guerra contro i Turchi o di altre tematiche attinenti alla sfera politica, ma soltanto di questioni squisitamente religiose, dogmi di fede, costumi e organizzazione ecclesiastica.
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Con lo scopo di rendere agevole la selezione bibliografica in previsione del lavoro storiografico, Cesare Baronio aveva compilato un "Ordo, qui servandus proponitur in historia Ecclesiastica pervestiganda". Il testo baroniano è un breve... more
Con lo scopo di rendere agevole la selezione bibliografica in previsione del lavoro storiografico, Cesare Baronio aveva compilato un "Ordo, qui servandus proponitur in historia Ecclesiastica pervestiganda". Il testo baroniano è un breve manualetto di metodologia storica steso con il chiaro intento di orientarsi nel reperimento e nell’uso di fonti e scritture considerate fondamentali per la storia della Chiesa. Nel fornire scarne ma precise indicazioni bibliografiche, esso offre un contributo non trascurabile alla conoscenza delle fonti effettivamente utilizzate dallo storico filippino nella costruzione degli "Annales Ecclesiastici". Il testo latino dell’Ordo, non datato, si trova autografo nel manoscritto Vall. Q 8, ma la sua redazione va collocata cronologicamente dopo l’edizione baroniana del "Martyrologium", realizzata a Roma nel 1586 presso la tipografia di Domenico Basa, poiché Baronio ne fa esplicita menzione nel punto in cui ricorda gli atti dei martiri e le "Epistulae" di Cipriano.
La prima parte dell’Ordo si presenta come un indice di autori compilato ai fini di una produzione scientifica e filologicamente fondata e si articola in cinque distinte sezioni cronologiche, che già costituiscono un tentativo, sia pure condotto secondo un taglio eminentemente manualistico, di periodizzamento della storia della Chiesa. La seconda parte prende in esame quell’insieme di regole cui è opportuno attenersi nella costruzione di opere di storia, con peculiare attenzione all’adozione di un rigoroso criterio annalistico, che tutela da errori di cronologia e di datazione, e a veloci ma efficaci indicazioni riguardanti una scelta bibliografica razionale e un utilizzo delle fonti metodologicamente corretto. Sul piano filologico e documentario si sottolinea l'estrema rilevanza delle raccolte epistolari e delle fonti contenute integralmente, o parafrasate, negli scritti patristici.
La prima parte dell’Ordo si presenta come un indice di autori compilato ai fini di una produzione scientifica e filologicamente fondata e si articola in cinque distinte sezioni cronologiche, che già costituiscono un tentativo, sia pure condotto secondo un taglio eminentemente manualistico, di periodizzamento della storia della Chiesa. La seconda parte prende in esame quell’insieme di regole cui è opportuno attenersi nella costruzione di opere di storia, con peculiare attenzione all’adozione di un rigoroso criterio annalistico, che tutela da errori di cronologia e di datazione, e a veloci ma efficaci indicazioni riguardanti una scelta bibliografica razionale e un utilizzo delle fonti metodologicamente corretto. Sul piano filologico e documentario si sottolinea l'estrema rilevanza delle raccolte epistolari e delle fonti contenute integralmente, o parafrasate, negli scritti patristici.
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Il Prof. De Maio si è spento a Napoli Lunedì 17 dicembre 2018.
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Lunedì 17 dicembre 2018. È deceduto questa mattina a Napoli il prof. Romeo De Maio. Il suo nome e il suo impegno scientifico sono strettamente legati alla fervida stagione di studi sul cardinale sorano Cesare Baronio avviata, fin dalla... more
Lunedì 17 dicembre 2018. È deceduto questa mattina a Napoli il prof. Romeo De Maio. Il suo nome e il suo impegno scientifico sono strettamente legati alla fervida stagione di studi sul cardinale sorano Cesare Baronio avviata, fin dalla sua fondazione, dal Centro di Studi Sorani “Vincenzo Patriarca”. Era nato a Salerno il 20 settembre 1928. È stato direttore della Scuola Vaticana di Biblioteconomia,scriptor latinus della Biblioteca Apostolica Vaticana, ordinario di Storia moderna all’Università di Salerno, e poi di Storia del Rinascimento, Storia moderna e Storia del Cristianesimo all’Università Federico II di Napoli, Honor Guest al Warburg Institute di Londra, membro del Comitato per lo studio dei Codici miniati della Bodleian Library-Oxford University. La sua opera su Michelangelo e la Controriforma è considerata un classico della storiografia contemporanea.
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L’archivio e la storia Temi e ricerche dall’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede Seminario di studi coordinato da Marina Caffiero e Vittorio Frajese per il Dottorato in Società, politiche e culture dal tardo Medio evo... more
L’archivio e la storia
Temi e ricerche dall’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede
Seminario di studi coordinato da Marina Caffiero e Vittorio Frajese per il Dottorato in Società, politiche e culture dal tardo Medio evo all’età contemporanea e per il corso di Laurea Specialistica in Storia moderna e contemporanea dell’Università di Roma I “La Sapienza” (a. a. 2010-2011)
Temi e ricerche dall’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede
Seminario di studi coordinato da Marina Caffiero e Vittorio Frajese per il Dottorato in Società, politiche e culture dal tardo Medio evo all’età contemporanea e per il corso di Laurea Specialistica in Storia moderna e contemporanea dell’Università di Roma I “La Sapienza” (a. a. 2010-2011)
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La relazione preparata per il Convegno senese sul Cinquecento religioso italiano (clero, cultura, società) mira a documentare l’influenza della Congregazione oratoriana di Filippo Neri sulla formazione culturale, pastorale e spirituale... more
La relazione preparata per il Convegno senese sul Cinquecento religioso italiano (clero, cultura, società) mira a documentare l’influenza della Congregazione oratoriana di Filippo Neri sulla formazione culturale, pastorale e spirituale del clero italiano nella seconda metà del Cinquecento.
Nel valorizzare l’elemento storico, in accordo con le discussioni in corso nel Concilio di Trento e con quanto sosteneva Melchior Cano nel De locis theologicis, la Congregazione dell’Oratorio romano forniva un contributo essenziale alle primarie esigenze della Controriforma: cronotassi pontificia, agiografia, culto delle reliquie, didattica figurativa, concetto eroico del documento, giurisdizione curiale, temporalismo papale. In questo contesto, acquistano peculiare rilievo i raduni pomeridiani dell’Oratorio, promossi da Filippo Neri, in cui sermoneggiavano su temi agiografici, scritturali e di storia della Chiesa oratori di grande spessore come Cesare Baronio, Giovan Francesco Bordini, Tommaso Bozio e Francesco Maria Tarugi. Dinanzi ad una platea composita, allargata a dotti prelati come Federico Borromeo, Gabriele Paleotti, Agostino Valier e Silvio Antoniano, ma anche a personalità eccezionali di studiosi come Pierre Morin, Pompeo Ugonio, Antonio Bosio, Markus Welser e Federico Cesi, gli oratori filippini si facevano promotori di un omogeneo ed austero programma culturale in cui si conciliavano esigenze filologiche e scientifiche con motivazioni di natura devozionale ed apologetica, nel rispetto della formula «sapientiam cum pietate coniungere» che può farsi risalire allo storico agostiniano Onofrio Panvinio, fu perfezionata dal Baronio e da altri scrittori dell’Oratorio come Tommaso Bozio e Antonio Gallonio, sarà infine codificata dal gesuita Antonio Possevino nella sua Bibliotheca selecta.
In particolare, nella Bibliotheca selecta di Possevino, di tono ufficiale perché stampata dalla Tipografia Vaticana, indirizzata ufficialmente al principe cattolico ma essenzialmente redatta ad uso del comune credente e delle gerarchie ecclesiastiche – con lo scopo di disciplinare letture e fonti della predicazione del clero secolare e regolare –, si recepirono gli orientamenti culturali del mondo dell’erudizione ecclesiastica romana, di cui l’Oratorio filippino costituiva in un certo qual modo il centro, per approdare ad una selezione bibliografica redatta con metodo e in accordo con la formula «sapientiam cum pietate coniungere». Sono anni, questi, in cui la cultura cattolica post-tridentina oppone alla produzione protestante grandi sintesi orientative di carattere storico-teologico, apologetico, controversistico. In tal senso, risultano esemplari gli Annales e il Martyrologium del Baronio, le Controversiae di Roberto Bellarmino, le Disquisitiones magicae del gesuita Martino del Rio, la Bibliotheca selecta e l’Apparatus sacer di Antonio Possevino, complementari, queste ultime, all’azione dell’Indice dei libri proibiti nello stabilire, registrando le assunzioni, il corredo librario indispensabile per la formazione del clero e del comune credente.
Nel valorizzare l’elemento storico, in accordo con le discussioni in corso nel Concilio di Trento e con quanto sosteneva Melchior Cano nel De locis theologicis, la Congregazione dell’Oratorio romano forniva un contributo essenziale alle primarie esigenze della Controriforma: cronotassi pontificia, agiografia, culto delle reliquie, didattica figurativa, concetto eroico del documento, giurisdizione curiale, temporalismo papale. In questo contesto, acquistano peculiare rilievo i raduni pomeridiani dell’Oratorio, promossi da Filippo Neri, in cui sermoneggiavano su temi agiografici, scritturali e di storia della Chiesa oratori di grande spessore come Cesare Baronio, Giovan Francesco Bordini, Tommaso Bozio e Francesco Maria Tarugi. Dinanzi ad una platea composita, allargata a dotti prelati come Federico Borromeo, Gabriele Paleotti, Agostino Valier e Silvio Antoniano, ma anche a personalità eccezionali di studiosi come Pierre Morin, Pompeo Ugonio, Antonio Bosio, Markus Welser e Federico Cesi, gli oratori filippini si facevano promotori di un omogeneo ed austero programma culturale in cui si conciliavano esigenze filologiche e scientifiche con motivazioni di natura devozionale ed apologetica, nel rispetto della formula «sapientiam cum pietate coniungere» che può farsi risalire allo storico agostiniano Onofrio Panvinio, fu perfezionata dal Baronio e da altri scrittori dell’Oratorio come Tommaso Bozio e Antonio Gallonio, sarà infine codificata dal gesuita Antonio Possevino nella sua Bibliotheca selecta.
In particolare, nella Bibliotheca selecta di Possevino, di tono ufficiale perché stampata dalla Tipografia Vaticana, indirizzata ufficialmente al principe cattolico ma essenzialmente redatta ad uso del comune credente e delle gerarchie ecclesiastiche – con lo scopo di disciplinare letture e fonti della predicazione del clero secolare e regolare –, si recepirono gli orientamenti culturali del mondo dell’erudizione ecclesiastica romana, di cui l’Oratorio filippino costituiva in un certo qual modo il centro, per approdare ad una selezione bibliografica redatta con metodo e in accordo con la formula «sapientiam cum pietate coniungere». Sono anni, questi, in cui la cultura cattolica post-tridentina oppone alla produzione protestante grandi sintesi orientative di carattere storico-teologico, apologetico, controversistico. In tal senso, risultano esemplari gli Annales e il Martyrologium del Baronio, le Controversiae di Roberto Bellarmino, le Disquisitiones magicae del gesuita Martino del Rio, la Bibliotheca selecta e l’Apparatus sacer di Antonio Possevino, complementari, queste ultime, all’azione dell’Indice dei libri proibiti nello stabilire, registrando le assunzioni, il corredo librario indispensabile per la formazione del clero e del comune credente.
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«L’anno giubilare della misericordia è opportuna occasione per intravedere nella storia prossima al nostro territorio qualche motivo di riflessione sull’efficacia della luce interiore per una conversione di vita. Ne fece esperienza anche... more
«L’anno giubilare della misericordia è opportuna occasione per intravedere nella storia prossima al nostro territorio qualche motivo di riflessione sull’efficacia della luce interiore per una conversione di vita. Ne fece esperienza anche Alessandro Farnese, nato a Canino in Tuscia il 29 febbraio 1468. Educato allo Studium Urbis e all’Accademia Romana di Pomponio Leto, l’adolescente Alessandro ebbe maestro di latino l’umanista Giovanni Antonio Sulpicio da Veroli. Negli stessi anni l’Accademia accolse il giovane Domenico Farina (Domizio Palladio Sorano) nato a Sora circa il 1460. Completata la sua formazione alla corte fiorentina di Lorenzo il Magnifico, Alessandro, dopo una giovinezza gaudente, si avviò ad una rapida carriera ecclesiastica. Nel 1493 fu elevato al cardinalato. Ordinato sacerdote il 26 giugno 1519, vescovo il successivo 2 luglio, ebbe vari incarichi come amministratore, vescovo e legato pontificio. Dal 14 gennaio 153, mentre era cardinale-vescovo di Ostia e Velletri, fu Amministratore della diocesi di Sora fino a poco prima della elezione al soglio pontificio, avvenuta il 13 ottobre 1534 con un conclave durato un solo giorno. Assunto il nome di Paolo III, Alessandro Farnese concesse nel 1540 l’approvazione pontificia alla Compagnia di Gesù, nel 1542 istituì l’Inquisizione romana, diede impulso e approvò la regola di vari ordini religiosi maschili e femminili, indisse il Concilio di Trento, che fu aperto il 13 dicembre 1545 (per protrarsi, tra varie vicissitudini, fino al 4 dicembre 1563). Morì a Roma il 10 novembre 1549. È ritenuto l’iniziatore della Controriforma. Un anno dopo l’elezione a pontefice, nominò Michelangelo supremo Architetto, Scultore e Pittore del Palazzo apostolico e gli conferì l’incarico per la realizzazione, nella Cappella Sistina, dell’affresco con il Giudizio Universale già commissionatogli da Clemente VII. L’opera impegnò l’artista dall’ottobre 1536 all’ottobre 1541. Secondo l’approfondito studio dello storico dell’arte Marco Bussagli, nella ideazione del Giudizio Michelangelo potrebbe aver subito la suggestione dell’opera Iudicium Dei universum (1506) del verolano Giovanni Antonio Sulpicio. Per iniziativa del Centro di Studi Sorani “Vincenzo Patriarca”, il poemetto è stato riproposto nel 1994 a cura e con traduzione di Mario Martini, che nel 1998 ha curato anche l’edizione dell’opera poetica di Domizio Palladio Sorano. Dal 1588 il sorano Cesare Baronio (1538-1607) iniziò la pubblicazione dei dodici tomi degli Annales Ecclesiastici. Per questa sua impresa sarà definito “la colonna intellettuale della Controriforma”». Presentazione di Luigi Gulia, Presidente del Centro di Studi Sorani “V. Patriarca” e organizzatore del Convegno.
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L'Archivio Storico Diocesano di Genova organizza il 28 novembre 2015 una giornata di studio sul tema: " Corpi manoscritti. Archivi e corporalità nell'età moderna ". Nell'età moderna il corpo-inteso come corpo fisico ma anche come corpo... more
L'Archivio Storico Diocesano di Genova organizza il 28 novembre 2015 una giornata di studio sul tema: " Corpi manoscritti. Archivi e corporalità nell'età moderna ". Nell'età moderna il corpo-inteso come corpo fisico ma anche come corpo sociale, istituzionale-trova una sua estensione nel linguaggio scritto o figurato degli archivi (storici e privati) e più in generale nei manoscritti (lettere, musica, arte). Partendo da un'analisi di queste fonti, intendiamo individuare con un approccio interdisciplinare i fili conduttori della corporalità ma anche-laddove si rivelano-le rotture epistemologiche del corpo e dei linguaggi che esso genera. Gli atti saranno pubblicati in forma cartacea. Vi preghiamo di inviare un riassunto di massimo duecento parole entro il 9 agosto 2015, precisando nome e posizione accademica in copia agli organizzatori ai seguenti indirizzi: Paolo Fontana (Archivio Storico Diocesano): fontana.orero©gmail.com ed Elena Taddia (Centre de Recherche du Château de Versailles): elenataddia©hotmail.fr
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Presso l'Istituto Superiore De Nicola di Napoli è possibile frequentare il Liceo Scientifico Quadriennale a partire dall'anno scolastico 2018-2019. Sul sito del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca è stato pubblicato... more
Presso l'Istituto Superiore De Nicola di Napoli è possibile frequentare il Liceo Scientifico Quadriennale a partire dall'anno scolastico 2018-2019.
Sul sito del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca è stato pubblicato ''elenco delle ulteriori 92 scuole ammesse alla sperimentazione dei percorsi quadriennali di secondo grado, che si aggiungono alle prime 100 rese pubbliche lo scorso 28 dicembre a seguito del bando emanato il 18 ottobre 2017 dal MIUR.
Per le 92 scuole il Ministero ha emanato il 2 febbraio 2018 il decreto n. 89 di ampliamento, in considerazione della forte rispondenza dei progetti presentati ai criteri e ai requisiti previsti dall'avviso di ottobre, dell'alta qualità della progettazione e anche per consentire una maggiore diffusione territoriale e varietà di indirizzi coinvolti.
Il Liceo scientifico dell'ISIS De Nicola è stato ammesso alla sperimentazione del percorso quadriennale a partire dall’anno scolastico 2018/2019.
Sul sito del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca è stato pubblicato ''elenco delle ulteriori 92 scuole ammesse alla sperimentazione dei percorsi quadriennali di secondo grado, che si aggiungono alle prime 100 rese pubbliche lo scorso 28 dicembre a seguito del bando emanato il 18 ottobre 2017 dal MIUR.
Per le 92 scuole il Ministero ha emanato il 2 febbraio 2018 il decreto n. 89 di ampliamento, in considerazione della forte rispondenza dei progetti presentati ai criteri e ai requisiti previsti dall'avviso di ottobre, dell'alta qualità della progettazione e anche per consentire una maggiore diffusione territoriale e varietà di indirizzi coinvolti.
Il Liceo scientifico dell'ISIS De Nicola è stato ammesso alla sperimentazione del percorso quadriennale a partire dall’anno scolastico 2018/2019.
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Progetto "Scuola Viva" a.s. 2017/18
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Si comunica a tutti gli interessati che sono aperte le iscrizioni al corso di formazione per insegnanti della scuola secondaria di II grado "Forme ed esperienze della cittadinanza dall'antichità al presente" promosso dalla Società... more
Si comunica a tutti gli interessati che sono aperte le iscrizioni al corso di formazione per insegnanti della scuola secondaria di II grado "Forme ed esperienze della cittadinanza dall'antichità al presente" promosso dalla Società Italiana delle Storiche, ente accreditato ai sensi della Direttiva MIUR 170/2016, che si svolgerà a Napoli presso la Società Napoletana di Storia Patria - Maschio Angioino - dal 19 febbraio al 16 aprile 2018.
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L'Istituto Superiore "Enrico De Nicola" ha più di mezzo secolo di storia e a Napoli rappresenta da sempre un punto di riferimento per l'insegnamento delle discipline giuridiche ed economico-aziendali. Oggi il "De Nicola", grazie anche... more
L'Istituto Superiore "Enrico De Nicola" ha più di mezzo secolo di storia e a Napoli rappresenta da sempre un punto di riferimento per l'insegnamento delle discipline giuridiche ed economico-aziendali. Oggi il "De Nicola", grazie anche alle opportunità offerte dalla riforma dei nuovi Istituti superiori, ha assunto un volto più articolato.
